La Direttiva n. 10/2010 e la Riforma della PA
ottobre 6, 2010 in Articoli Pubblici, Formazione, Rete per la formazione di qualità da Carla Chiara Santarsiero
… ovvero
come trasformare la drastica riduzione delle risorse destinate alla formazione in un’opportunità.
Il decreto-legge n.78/2010 recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, convertito in legge alla fine di luglio, prevede un taglio del 50% sulle spese di formazione per l’anno 2011.
La drastica riduzione delle risorse destinate alla formazione del personale delle pubbliche amministrazioni, pur portando inevitabilmente ad una contrazione delle attività, rappresenta uno stimolo per migliorare gli standard qualitativi dell’azione formativa delle pubbliche amministrazioni.
Per raggiungere questo obiettivo ritengo che potremmo riflettere insieme e raggiungere la consapevolezza che la formazione è strettamente connessa con gli obiettivi di performance (e quindi con al riforma della PA), in quanto strumento di costruzione e crescita delle competenze delle persone che, lavorando in una determinata organizzazione, concorrono al raggiungimento dei suoi obiettivi strategici e operativi.
Legare la formazione agli obiettivi strategici di ciascuna amministrazione riduce gli sprechi rappresentati da azioni di formazione apparente, dissociate sia dalla dimensione organizzativa del fabbisogno formativo che da quella strategica e, quindi, in ultima istanza, dissociate dalla soddisfazione dei bisogni per i quali l’amministrazione stessa è stata costituita.
L’approccio strategico alla formazione implica una visione integrata delle fasi del processo di gestione della formazione, la cui logica circolare (analisi del fabbisogno, pianificazione, programmazione, erogazione, monitoraggio, valutazione e ridefinizione del fabbisogno) consente di adeguare le competenze del personale alle necessità di uno sviluppo organizzativo coerente con il processo di cambiamento innescato dalla riforma della P.A. e con il processo di continua evoluzione tecnologica che caratterizza lo scenario all’interno del quale si è sviluppata l’azione amministrativa degli ultimi anni.
Il processo di pianificazione e programmazione previsto dalla Direttiva n. 10/2010, finalizzato alla predisposizione dei piani formativi per l’anno 2011, è l’occasione per integrare tra loro la programmazione strategica dell’amministrazione e la programmazione della formazione e soprattutto per ripristinare il valore e la rilevanza della funzione “FORMAZIONE”.
La proposta presentata vuole essere un spunto di riflessione per dotarci degli strumenti metodologici per gestire le fasi del ciclo di programmazione e gestione della formazione, con particolare attenzione alle principali riforme e processi di cambiamento in atto (nesso con gli obiettivi strategici e le direttive annuali), ai ruoli organizzativi critici, alle competenze da sviluppare o rafforzare nei ruoli critici, alla definizione dei programmi formativi relativi a tali ruoli e, infine, al monitoraggio e alla valutazione dei programmi.
L’approccio strategico alla formazione e la Direttiva n 10/2010
Per cominciare a dialogare e a capirci, vi propongo anche alcune definizioni. Il glossario, arricchito con il vostro contributo, sarà il nostro linguaggio comune, la base dell’apprendimento cooperativo della nostra community.
Carla Chiara Santarsiero 29 settembre 2010








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Cara Carla, intanto grazie per questo spazio, sono un pò impacciata al pc ma mi stò sforzando ad entrare nei tempi. Qualche scambio sulla direttiva e sul glossario, visto che mi sto cimentando nella stesura finale del piano formativo. Mi ritrovo con il sistema delle premesse,ovvero che gli obiettivi del piano devono essere coerenti con il sistema organizzativo, mi ritrovo meno sull’oggetto della rilevazione del fabbisogno formativo. Cercherò di spiegarmi sinteticamente. Mi sto convincendo sempre piu’ che la progettazione formativa per rispondere alle esigenze dell’organizzazione debba focalizzarsi non tanto sull’individuo quanto sul contesto e sui relativi problemi che esso esprime in relazione alle sue esigenze di cambiamento (valutazione ex ante). Quindi dall’individuo alle relazioni tra professionisti nello svolgimento di processi orientati ad obiettivi che aasumono colorazioni diverse in relazione alle culture organizzative ed alle dinamiche contestuali. Mi sembra che i nostri piani formativi dedichino molto poco alla comprensione dei problemi che incontrano le organizzazioni nel loro divenire e che di conseguenza gli obiettivi siano troppo generici e pertinenti alle esigenze delle specifiche situazioni di lavoro. In sostanza troverei molto utile riflettere su: cosa intendiamo quando parliamo di organizzazione e come e che cosa rileviamo quando andiamo a fare l’analisi del fabbisogno formativo per realizzare una progettazione pertinente alle diverse esigenze degli uffici.
Stò mettendo giu’ un pò di appunti a riguardo sui quali mi piacerrebbe scambiare idee ed esperienze.
un caro saluto
Cira
Gentma dott Santarsiero,
sono completamente d’accordo con le linee programmatiche enunciate dalle direttiva in oggetto e le spiego il perché..
La valutazione dell’efficacia della formazione deve andare a braccetto con il processo formativo
Essa si sostanzia in un attivita di ricerca e individuazione dei cambiamenti avvenuti nelle competenze e nelle perfomance dei partecipanti a seguito dell’intervento formativo in modo da garantire coerenza tra piani di formazione e piani strategici e rispondenza tra obiettivi e prestazione (obiettivo del managemernt pubblico).
Io penso che se gli ingranaggi del sistema funzionano ottimamente tutto il resto andra di conseguenza
Cordialita con stima
dott.ssa Gaiaschi Michela Piacenza